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Consigli Utili

Quando è necessario un permesso per la pesca in mare? Evita multe con queste informazioni poco note

📅 10 Agosto 2026✍️ di Davide Bonfiglio⏱️ 6 min di lettura

La pesca ricreativa in mare è uno di quei piaceri semplici che ti fanno controllare il meteo già a cena. Ma tra mulinelli e esche, c’è una domanda che ritorna ogni estate in banchina: serve un permesso? Dopo anni passati tra ormeggi all’alba e controlli di routine, ho imparato che conoscere le regole evita discussioni inutili, multe e pesci buttati.

Serve davvero un permesso per pescare in mare in Italia?

Sì: non esiste una licenza a pagamento, ma è obbligatoria una comunicazione gratuita al Ministero che funge da permesso. Va tenuta con sé, anche in formato digitale, ed è personale. Chi pesca senza, se fermato, rischia sanzioni amministrative.

La base normativa è il censimento della pesca sportiva e ricreativa in mare introdotto dal Decreto ministeriale 6 dicembre 2010 in attuazione dei controlli previsti dal Regolamento (CE) n. 1224/2009. In pratica, lo Stato chiede di dichiarare che peschi per motivi ricreativi, così da monitorare prelievi e attrezzi usati. In banchina, quando la Guardia Costiera chiede “permesso ce l’abbiamo?”, quel PDF o tesserino digitale fa la differenza tra un “buona serata” e una contestazione.

Come si ottiene il permesso gratuito e quanto dura?

Si richiede online in pochi minuti sul portale del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Compili i dati anagrafici, indichi le tecniche praticate e scarichi la ricevuta con numero univoco. La validità è pluriennale (di norma 10 anni), ma fa fede la scadenza stampata sul documento.

Il consiglio di banchina è semplice: salva il PDF sul telefono e stampane una copia da tenere nel secchio delle esche, dentro una busta stagna. All’alba, con la salsedine che incolla tutto, cercare mail e codici non è la mossa più furba. Se cambi email, residenza o abitudini di pesca, aggiorna la registrazione: è gratuito e dimostra buona fede in caso di controllo.

Ci sono casi in cui il permesso non basta e servono autorizzazioni speciali?

Sì, in alcune situazioni il permesso base non è sufficiente. Nelle Aree Marine Protette le regole cambiano: spesso servono autorizzazioni dedicate, quote giornaliere e zone a divieto assoluto. Per specie come tonno rosso e pesce spada, la cattura ricreativa è soggetta a campagne, quote e autorizzazioni specifiche.

Nei porti operativi la pesca dalla banchina è normalmente vietata per ragioni di sicurezza. Anche vicino a condotte sottomarine, boe commerciali e fondali con cavi la pesca può essere interdetta. Informati sempre presso la Capitaneria locale o sul quadro delle ordinanze in porto: cambia da città a città e, credimi, è il modo migliore per evitare discussioni con gli ormeggiatori e con i gommoni di vigilanza che al tramonto pattugliano le imboccature.

Quali regole pratiche devo rispettare per non prendere multe?

Rispetta i limiti di cattura (in genere 5 kg a persona al giorno, più un esemplare di maggior peso), le misure minime e i periodi di fermo. Evita attrezzi vietati come reti, palamiti pesanti, lampare o qualsiasi ausilio professionale. Tieni le distanze da bagnanti e porti e segnala sempre l’attività subacquea.

Per la pesca in apnea valgono alcune regole di ferro: solo in apnea, mai con autorespiratore; vietato di notte; obbligo di boa con bandiera rossa con banda bianca; a bordo l’unità deve esporre anche la bandiera “A” del Codice Internazionale. Con canna o vertical jigging resta fuori dalle aree di balneazione e dalle testate delle dighe foranee. Ricorda poi che ogni area può avere limiti aggiuntivi su orari, postazioni e quantità di attrezzi: leggere l’ordinanza stagionale della Capitaneria ti fa risparmiare problemi e, spesso, fa scoprire zone consentite poco frequentate.

Posso pescare dal porto, dal kayak o dal SUP?

Nei porti la pesca ricreativa è generalmente vietata, salvo aree dedicate segnalate dai regolamenti locali. Da kayak o SUP si può pescare, ma solo fuori dalle zone di balneazione e nel rispetto delle dotazioni di sicurezza e delle distanze. La visibilità è tutto: luci al tramonto, bandierina alta e giubbotto indossato.

In estate ho visto più di un controllo proprio sui sit-on-top, perché si confondono con i bagnanti. Decollo sempre con un piano semplice: itinerario corto, vento previsto e rientro prima del calare della luce. Se traini, tieni la canna corta: le lenze troppo lunghe ti mettono in rotta di collisione con boe e altri diportisti che non se l’aspettano.

Cosa succede se pesco senza permesso o infrango le regole?

Scattano sanzioni amministrative e può esserci il sequestro dell’attrezzatura. L’importo varia in base alla violazione e all’ordinanza locale, ma supera facilmente le poche decine di euro. In casi gravi o reiterati, possono scattare sanzioni più pesanti e il fermo del mezzo.

Una mattina d’agosto a Ponza, la pattuglia ha chiesto documenti a un gruppo sul molo: due avevano il permesso, uno no. Hanno finito per fermare l’attività di tutti e pesare il pescato, con un verbale da salasso e una lezione imparata a caro prezzo. Portare con sé il documento e smettere subito di pescare quando richiesto è il modo migliore per chiuderla in fretta e senza attriti.

Come avvengono i controlli in mare o in banchina?

A controllare sono soprattutto Guardia Costiera e Capitanerie. Mostra un documento d’identità, il permesso gratuito e, se richiesto, contenitori e frigoriferi di bordo. Collaborare riduce i tempi e spesso evita l’irrigidimento della pattuglia.

Quando ero marinaio a Porto Rotondo, l’ora classica era tra le 6 e le 8: albe con tramontana, due uomini in RHIB, salita rapida a bordo, occhi su canne e secchi. Tieni la barca ordinata, i parabordi a posto e i coperchi liberi: sono dettagli che fanno capire subito che non hai nulla da nascondere e, fidati, cambiano il tono del controllo.

E se sono turista straniero o in crociera su uno yacht?

Le regole valgono per tutti, indipendentemente dalla bandiera della barca. Il permesso gratuito va richiesto anche dagli stranieri che pescano in acque italiane. Chi naviga a tappe deve ricordare che, entrando in acque francesi o spagnole, le norme cambiano: informarsi prima è parte del piano di crociera.

Se noleggi uno yacht, chiedi allo skipper un briefing chiaro: chi pesca deve essere registrato, le canne contate, le catture annotate mentalmente. La responsabilità finale, a bordo, è del comandante; una gestione trasparente evita che una serata di traina diventi un fermo barca con gli ospiti in coperta.

Domande rapide

  • Devo stampare il permesso? No, basta anche la versione digitale ben visibile sul telefono.
  • I minori devono registrarsi? È consigliabile che ogni persona che pesca sia registrata; verifica l’indicazione ministeriale aggiornata.
  • Quanto posso trattenere al giorno? In via generale 5 kg a persona, più un esemplare di maggior taglia; rispettare sempre le misure minime.
  • Posso pescare di notte? Con canna sì dove consentito; la pesca in apnea notturna è vietata.
  • Serve permesso per gare? Sì, oltre al permesso base servono autorizzazioni dell’organizzatore e della Capitaneria competente.
  • Posso usare reti piccole da riva? No, le reti sono attrezzi professionali: vietate nella ricreativa.
  • In AMP posso pescare se ho il permesso base? Solo se l’AMP lo consente e con l’autorizzazione specifica dell’ente gestore.

Davide Bonfiglio

Davide ha trascorso molti anni lavorando come marinaio su yacht privati nei principali porti del Mediterraneo. Nei suoi pezzi racconta episodi di vita in banchina, suggerisce accorgimenti durante l’ormeggio e svela piccoli segreti sulla gestione della vita di bordo sotto i riflettori del lusso.