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Ancora elettrica per barca piccola: più comfort nelle manovre senza problemi imprevisti

📅 10 Agosto 2026✍️ di Davide Bonfiglio⏱️ 6 min di lettura

Chi naviga su barche piccole lo sa: l’ancora si usa spesso e quasi sempre nei momenti meno comodi, con vento laterale, corrente e poco spazio di manovra. Un verricello elettrico ben dimensionato toglie fatica, velocizza le operazioni e riduce gli imprevisti. In banchina, tra un ormeggio e l’altro, ho visto più di una vacanza salvata da un salpancora che funziona come si deve.

Quali sono i vantaggi reali di un’ancora elettrica su una barca piccola?

Un’ancora elettrica riduce lo sforzo fisico, rende rapide le manovre e migliora la sicurezza in rada. Consente recuperi controllati anche con vento e corrente, diminuendo il rischio di collisioni e di catena incattivita. L’investimento paga in comodità e in controllo dell’assetto.

Su scafi tra 5 e 8 metri, il salto di qualità è evidente: premere un pulsante e far lavorare il verricello libera attenzione per la rotta e per chi ci sta attorno. In più, un recupero regolare mantiene la catena allineata sul barbotin, evita strattoni al musone e previene grovigli nel gavone. In rada affollata, guadagnare secondi mentre si “salpa” fa spesso la differenza, specie quando il vento gira di colpo: l’ho imparato una sera a Capo Testa, quando un catamarano sbandava verso di noi e il nostro recupero rapido ci ha tirati fuori dai guai. Anche in porto, durante un ormeggio con ancora e cime a terra, la precisione del controllo elettrico aiuta a centrare il punto scelto senza tirate brutali che stressano bitte e bittetta.

Che potenza e che tipo di verricello elettrico dovrei scegliere?

Per barche piccole sono tipici verricelli da 500 a 1000 W, con barbotin per catena da 6 o 8 mm e, spesso, combinati cima/catena. La scelta dipende da peso dell’ancora, lunghezza e diametro della catena, e dallo spazio disponibile in prua. Preferire soluzioni con frizione regolabile e sblocco manuale d’emergenza.

In linea di massima, su un 6–7 metri con 25–35 metri di catena da 6 mm e ancora da 7–10 kg, un 700–800 W basta e avanza. Se fate rada spesso in fondali oltre 8–10 metri o in zone ventose, salite di uno step per margine. Tra verticale e orizzontale, il primo richiede un gavone profondo per la caduta libera della catena, il secondo è più tollerante dove lo spazio è ridotto. Importanti i dettagli: freno frizione per calate controllate, sensore conta-catena per ripetibilità, relè/contattore stagni, pulsanti a pedale robusti, telecomando o ripetitore in timoneria. Scegliete un barbotin compatibile con la vostra giunzione cima/catena ben cucita; una giunta malfatta è la prima causa di ingranamento irregolare e saltellamenti.

Quanta batteria serve e come evitare di restare senza energia?

Un verricello assorbe picchi elevati (anche 80–150 A su 12 V), quindi serve una batteria servizi in salute, cablaggi generosi e protezioni adeguate. Su usi tipici da diporto bastano 70–100 Ah AGM o 60–100 Ah LiFePO4, con ricarica via alternatore, solare o caricabatterie di banchina. Indispensabili: interruttore termico e fusibile a monte.

Le AGM sono robuste e semplici, ma soffrono gli scarichi profondi ripetuti. Le celle LiFePO4, parte della famiglia Batteria al litio, offrono più cicli, peso minore e tensione più stabile sotto carico: ottime se ancorate spesso e a lungo, a patto di avere un BMS serio e carica dedicata. Dimensionate i cavi per tenere la caduta di tensione sotto il 10% sul percorso completo: in pratica 16–35 mm² a seconda della distanza tra batteria e prua. Montate il contattore vicino al verricello e il magnetotermico vicino alla batteria, con massa affidabile e capicorda serrati. In banchina ho visto impianti perfetti “uccisi” da un capocorda allentato: il sintomo sono recuperi lenti e motorino bollente. Se temete di attingere troppo alla batteria motore, prevedete una batteria servizi dedicata con parallelatore intelligente o DC-DC charger.

Dove montarlo e come rinforzare la prua senza fare danni?

Il verricello va allineato al musone, con barbotin centrato sulla linea di tiro e sufficiente caduta libera della catena nel gavone. Sotto coperta serve una contropiastra in inox o alluminio marino per distribuire i carichi. Sigillate i fori con sigillante poliuretanico e proteggete i bordi contro infiltrazioni.

Se il gavone è basso, la catena si ammucchia e risale sul barbotin: prevedete un deviatoio o un separatore, o svuotate a mano a metà recupero. Un musone dimensionato e un fermacatena dedicato sono fondamentali: il verricello non deve mai sostenere il carico dell’imbarcazione alla ruota in navigazione. Ricordate un guidacima se usate combinato cima/catena, e curate l’angolo d’imbocco per evitare sfregamenti. A Bonifacio, con il maestrale che pompava, un semplice stopper di catena ci ha evitato di “segare” il delfiniera: piccoli accessori, grande differenza. Verificate lo spazio per l’ispezione e per pulire il fango: l’acqua salata fa presto a trasformare il gavone in un impiastro.

È legale e sicuro usare un verricello elettrico in rada affollata?

Sì, se l’impianto è protetto e l’uso è consapevole: interruttore di sicurezza, magnetotermico, comandi protetti e fermacatena. Le buone pratiche di Ancoraggio restano le stesse: distanza di rispetto, controllo del giro d’ancora e calumo adeguato. Il salpancora aiuta, ma non sostituisce l’attenzione del comandante.

In rada, preparate la manovra prima di entrare nel “campo” e comunicate con chi è a prua. Calate a frizione per evitare di “volare” l’ancora e arate un metro di catena in più per assestarvi. Durante il recupero, avanzate piano con il motore per non strappare: il verricello non è un verricello da tiro, è uno strumento di sollevamento. Usate guanti, tenete dita e piedi lontani dal barbotin e non calpestate la catena in tiro. In porto, seguite le istruzioni del marina: alcune banchine vietano calate prolungate di cima/catena perché intralciano l’imboccatura. Se ospitate bambini a prua, togliete alimentazione ai pedali con la chiave di sicurezza quando non servono.

Quanto costa e cosa incide davvero sul prezzo finale?

Per barche piccole, i kit seri partono da 600–800 euro e salgono a 1200–1800 con conta-catena, telecomando e finitura inox. Ma spesso la differenza la fanno accessori e installazione: catena nuova, musone, cablaggi maggiorati e manodopera specializzata.

Se la vostra catena è vecchia o irregolare, il barbotin la digerirà male: mettere in conto 25–40 metri nuovi è un investimento di affidabilità. Cavi, interruttore termico e capicorda stagni possono valere qualche centinaio di euro, ma prevengono cadute di tensione e surriscaldamenti. L’installazione professionale costa, certo, ma una dima ben fatta, una contropiastra solida e sigillature corrette evitano micro-infiltrazioni che, nel tempo, sono il vero nemico della coperta sandwich. La mia regola del pollice: meglio un verricello un gradino sotto il top, ma con impianto e accessori impeccabili, che il contrario.

Domande rapide

  • Posso usare cima invece di catena? — Sì, ma con combinato e giunta ben cucita; in rada ventosa la catena resta preferibile.
  • Serve un conta-catena? — Non è obbligatorio, ma aiuta a ripetere calate precise e a evitare di finire il calumo senza accorgersene.
  • Meglio girella sull’ancora? — Utile per ridurre torsioni, sceglietela certificata e proporzionata alla catena.
  • Devo lavare la catena al recupero? — Sì, una doccetta di prua limita fango, odori e corrosione nel gavone.
  • Quanto spesso faccio manutenzione? — Controllo visivo ogni uscita, ingrassaggio e verifica cablaggi a inizio e fine stagione.

Davide Bonfiglio

Davide ha trascorso molti anni lavorando come marinaio su yacht privati nei principali porti del Mediterraneo. Nei suoi pezzi racconta episodi di vita in banchina, suggerisce accorgimenti durante l’ormeggio e svela piccoli segreti sulla gestione della vita di bordo sotto i riflettori del lusso.